Il Signore è vicino: vitale e nuovo come la primavera
L'universo è fragile nella sua grande bellezza: in quei giorni, il sole si oscurerà, la luna si spegnerà, le stelle cadranno dal cielo... Eppure non è questa l'ultima verità delle parole di Gesù: se ogni giorno c'è un mondo che muore, ogni giorno c'è anche un mondo che nasce, un germoglio che spunta, foglioline di fico che annunciano l'estate. Quante volte si è spento il sole, le stelle sono cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta nell'amore. Fu necessario ripartire, un'infinita pazienza di ricominciare, guardare oltre l'inverno, all'estate che inizia con il quasi niente, una gemma su un ramo, guardare «alla speranza che viene a noi vestita di stracci perché le confezioniamo un abito da festa» (P. Ricoeur). Gesù non ama la paura (la sua umanissima pedagogia è semplice: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura), vuole raccontare non la fine ma il fine della storia: Dio è vicino, è qui; bello, vitale e nuovo come la primavera del cosmo. Dalla pianta di fico imparate: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Gesù ci porta alla scuola delle piante, del fico, del germoglio, perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della creazione coincidono. Così un albero e le sue gemme diventano personaggi di una rivelazione. «Ogni essere vivente, ogni cosa, perfino il granello di polvere è un messaggio di Dio» (Laudato si'). Imparate dalla sapienza degli alberi: quando il ramo si fa tenero, l'intenerirsi del ramo lo puoi percepire toccando; l'ammorbidirsi per la linfa che riprende a gonfiare i suoi piccoli canali non è all'occhio che si rivela, ma al tatto: vai vicino, tocca con mano. I sensi sono il nostro radar per addentrarci nella sapienza del mondo. Toccate. Guardate. Anzi: contemplate. E spuntano le foglie: piccole gemme che l'albero spinge fuori, che erompono al sole e all'aria, come un minimo parto, da dentro a fuori. Voi capite che l'estate è vicina. In realtà le gemme indicano la primavera, che però in Palestina è brevissima, pochi giorni ed è subito estate. Così anche voi sappiate che egli è vicino, alle porte. Da una gemma di fico imparate il futuro del mondo: «che non compiuto così com'è, ma è qualcosa che deve svilupparsi ancora oltre, e che deve essere inteso più in profondità. Il mondo è una realtà germinante» (R. Guardini), incamminata verso una pienezza profumata di frutti. Da una gemma imparate il futuro di Dio: che sta alla porta, e bussa; viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando un'accusa ma un germogliare di vita.

Il cammino Sinodale continua …
Come mai questo tempo non sapete valutarlo (Lc. 12,56).
Il cammino sinodale continua nei consigli pastorali parrocchiali e nei consigli di collaborazione attraverso un itinerario di discernimento comunitario che ci aiuterà a capire quanto lo Spirito Santo sta suggerendo alla Chiesa in questa epoca storica apparentemente arida sotto il profilo spirituale. Sicuramente il Padre, che ama i suoi figli, saprà stupirci con il suo progetto di salvezza. Ci aspettano due appuntamenti prima di Natale per tutti i membri del Consiglio Pastorale parrocchiale e per quanti desiderano aggiungersi a questa importante riflessione: · Giovedì 15/11 ore 20.30 in Canonica a Poggiana dove affronteremo il lavoro proposto dal primo sussidio preparato dal nostro vescovo; · Martedì 4/12 in Oratorio a Riese con tutti i Consigli Parrocchiali della Collaborazione Riese-Altivole sul tema del “Discernimento” dove interverrà don Sandro Dalle Fratte

Sabato 24/11: Ritiro adulti in preparazione Avvento
Organizziamo un ritiro per gli adulti presso la Casa Marina delle Dimesse a Cavallino Treporti (Ve). Catechesi del nostro parroco: “La tenerezza di Dio nell’incarnazione vista attraverso l’Arte”. S. Messa e pranzo nel centro.
Partenza ore 7.20 da Poggiana, 7.30 da Vallà - Rientro ore 16.30 Costo: € 35 con versamento di un quota di € 10,00. Disponibilità: 50 posti.
Iscrizioni fino al 18/11 per Vallà: Lucietti Sonia 3333625638, Didonè Valeria 3482601920, Sbeghen Assunta 3349949971, Marinetto Anna 0423746116 Per Poggiana: Deborah Ceron 3474773103, Bruna Cremasco 3339929965
Domenica 18/11: Giornata mondiale del povero
Anche quest’anno la Caritas inter-parrocchiale propone l’iniziativa: “Scambio della cena”. Nel mondo più di due terzi della popolazione vive mangiando l’equivalente di 100 grammi di riso al giorno. La Caritas ha pensato di proporre una forma di solidarietà che permette di sensibilizzarci rispetto al resto dell’umanità, ossia a tutti i cristiani di Vallà e Poggiana si propone l’iniziativa dello “scambio della cena”. Per un giorno cioè mangiare solo 100 grammi di riso a testa procurati presso le proprie parrocchie sabato 17 e domenica 18 Novembre in occasione delle messe offrendo il corrispondente che normalmente si spenderebbe per una cena normale. Il ricavato andrà a sostenere un progetto di carità: aiuta un bambino a frequentare la scuola dell’infanzia. Ci sono infatti bambini che non possono frequentare l’asilo perché le famiglie hanno scarse disponibilità economiche.
L’amore in perdita, senza calcoli, della vedova povera
Marco 12, 38-44
Il brano è costruito come una contrapposizione tra gli scribi, i teologi ufficiali potenti e temuti, e una donna senza nome, vedova e povera, senza difese e senza parole, che però detta la melodia del vivere, maestra di fede. Donna nel bisogno, e per questo porta di Dio, breccia per il suo intervento. Nella Bibbia, vedove, orfani e stranieri, compongono la triade dei senza difesa. E allora è Dio che interviene prendendo le loro difese, entrando negli interstizi del dolore. Gesù ha sempre mostrato una predilezione particolare per le donne sole. Al tempio, questa maestra senza parole, che non ha titolo per insegnare, che ha solo la fede e la sapienza del vivere che sa di pane e di lacrime, raccolta tra le pieghe dolenti della vita, scalza dal pulpito i sacerdoti, dalla cattedra i teologi, per una lezione fondamentale: abitare il mondo non secondo il criterio della quantità, ma del cuore. Venuta una vedova, povera, gettò in offerta due spiccioli. Gesù se n'è accorto, unico; osserva e nota i due centesimi: sono due, è importante notarlo, poteva tenersene uno e dare l'altro. Gesù vede che la donna dà tutto, osserva il suo gesto totale. Allora chiama a sé i discepoli, per un insegnamento non morale ma rivelativo. Accade qualcosa d'importante: Questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Lo stupore per quel gesto nasce dall'aver intuito un di più, uno scialo, uno sciupìo di cuore, un eccesso che esce dal calcolo e dalla logica. Lo stupore scombina il circolo della polemica, suggerendo che c'è anche dell'altro da guardare, molto altro oltre le ricche offerte dei ricchi. Lo sguardo di Gesù mette a fuoco i dettagli: il divino si cela in un gesto di donna, l'annuncio si nasconde nel dettaglio di due centesimi. Piccole cose che non annullano il duro scontro in atto, ma indicano la possibilità, la strada di una religione dove non tutto sia calcolo, che suggeriscono una possibilità: si può amare senza misura, amare per primi, amare in perdita, amare senza contraccambio. Il Vangelo ama l'economia della piccolezza: non è la quantità che conta, ma l'investimento di vita che metti in ciò che fai. Le parole originarie di Marco qui sono bellissime: gettò intera la sua vita. Che risultati concreti portano i due centesimi della vedova? Nessun risultato, nessun effetto per le belle pietre e le grandi costruzioni del tempio. Ma quella donna ha messo in circuito nelle vene del mondo molto cuore e molta vita. La santità? Piccoli gesti pieni di cuore. Ed è così, perché ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all'assoluto di Dio. Ogni atto umano "totale" contiene in sé e consegna qualcosa di divino.

L’unica misura dell’amore è amare senza misura.
Qual è, nella Legge, il più grande comandamento? Lo sapevano tutti in Israele qual era: il terzo, quello che prescrive di santificare il Sabato, perché anche Dio lo aveva osservato (Genesi 2,2). La risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: non cita nessuna delle dieci parole, ma colloca al cuore del Vangelo la stessa cosa che sta nel cuore della vita: tu amerai. Un verbo al futuro, come per un viaggio mai finito... che è desiderio, attesa, profezia di felicità per ognuno. Il percorso della fede inizia con un «sei amato» e si conclude con un «amerai». In mezzo germoglia la nostra risposta al corteggiamento di Dio. Amerai Dio con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso. Gesù non aggiunge nulla di nuovo: la prima e la seconda parola sono già scritte nel Libro. La novità sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola, la prima. L'averle separate è l'origine dei nostri mali, dei fondamentalismi, di tutte le arroganze, del triste individualismo. Ma amare che cosa? Amare l'Amore stesso. Se amo Dio, amo ciò che lui è: vita, compassione, perdono, bellezza; ogni briciola di pane buono, un atto di coraggio, un abbraccio rassicurante, un'intuizione illuminante, un angolo di armonia. Amerò ciò che Lui più ama: l'uomo, di cui è orgoglioso. Ma amare come? Mettendosi in gioco interamente. Lasciando risuonare e agire la forza di quell'aggettivo «tutto», ribadito quattro volte. Il tutto di cuore, mente, anima, forza. Noi pensiamo che la santità consista nella moderazione delle passioni. Ma dov'è mai questa moderazione nella Bibbia? L'unica misura dell'amore è amare senza misura. Amerai con tutto, con tutto, con tutto... Fare così è già guarigione dell'uomo, ritrovare l'unità, la convergenza di tutte le facoltà, la nostra pienezza felice: «Ascolta, Israele. Questi sono i comandi del Signore... perché tu sia felice» (Deuteronomio 6,1-3). Non c'è altra risposta al desiderio profondo di felicità dell'uomo, nessun'altra risposta al male del mondo che questa soltanto: amerai Dio e il prossimo. Per raccontare l'amore verso il prossimo Gesù regala la parabola del samaritano buono (Luca 10,29-37). Per indicare come amare Dio con tutto il cuore, non sceglie né una parabola, né una immagine, ma una donna, Maria di Betania «che seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (Luca 10, 38). Gesù ha trovato che il modo di ascoltare di Maria fosse la «scelta migliore», la più idonea a raccontare come si ami Dio: come un'amica che siede ai suoi piedi, sotto la cupola d'oro dell'amicizia, e lo ascolta, rapita, e non lascerà cadere neppure una delle sue parole. Amare Dio è ascoltarlo, come bambini, come innamorati.
La santità secondo papa Francesco
La santità secondo papa Francesco: Santi non sono superuomini, ma amici di Dio I Santi, sottolinea nella prima Festa di Ognissanti da Papa, il primo novembre 2013, sono “gli amici di Dio”, perché nella loro vita “hanno vissuto in comunione profonda con Dio”. Francesco traccia dunque un identikit dei Santi che, avverte subito, “non sono superuomini, né sono nati perfetti”. I Santi, ribadisce, “sono come noi, come ognuno di noi”, hanno vissuto “una vita normale”, ma hanno “conosciuto l’amore di Dio” e lo hanno “seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie”. Da che cosa dunque si riconosce questa Santità? “I Santi, risponde il Papa, sono uomini e donne che hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri”. La gioia, dunque, tratto distintivo dei Santi, in contrapposizione alla “faccia da funerale” che, lo dice tante volte, hanno alcuni cristiani che non vivono bene la loro fede.
Tutti i cristiani sono chiamati alla santità, nessuno escluso Altra caratteristica dei Santi è l’umiltà. Nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta, il 9 maggio 2014, Francesco si sofferma sulla figura di San Giovanni Paolo II. E osserva che “il grande atleta di Dio” finisce “annientato dalla malattia. Umiliato come Gesù”. La testimonianza di Karol Wojtyla, rammenta, mostra che la regola della santità “è diminuire perché il Signore cresca” e per questo occorre “la nostra umiliazione”. Nulla di più lontano dunque dall’immagine di persone con “superpoteri”. “La differenza tra gli eroi e i Santi – spiega ancora in quella omelia – è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo: andare sulla via di Gesù”. Altro tema particolarmente a cuore a Jorge Mario Bergoglio è “l’universale vocazione alla santità”. A questo dedica l’udienza generale del 19 novembre 2014. “Tutti i cristiani, in quanto battezzati – sottolinea – hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione che è quella alla santità”. Questa, afferma il Papa, “è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano”. E aggiunge che “per essere Santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi”, “tutti siamo chiamati a diventare Santi”. Anche i Santi hanno i loro peccati, ma sanno pentirsi e chiedere perdono Francesco mette in guardia da un’idea dei Santi con “la faccia da immaginetta”. E’ qualcosa di molto più profondo ed è alimentata da gesti, “tanti piccoli passi”, che ognuno può compiere laddove vive e lavora. “Ogni stato di vita – è la sua esortazione – porta alla santità, sempre!”. Un anno dopo, il primo novembre 2015, nella Messa al Cimitero del Verano, Francesco si sofferma sulla “strada per raggiungere la vera Beatitudine”, la santità. E osserva che i Santi sono miti e pazienti. Una via, quella della mitezza e della pazienza, che ha percorso Gesù. Nel 2016 torna più volte sul tema nelle Messe a Casa Santa Marta. Il 19 gennaio, incentrando l’omelia su Davide, annota che anche nella vita dei Santi ci sono tentazioni e peccati. La vita del re d’Israele è eloquente al riguardo: Santo e peccatore. Aveva i suoi peccati, “é stato anche un assassino”, ma alla fine li riconosce e chiede perdono. Una storia, conclude il Papa, che fa pensare che “non c’è alcun Santo senza passato, neppure alcun peccatore senza futuro”. Il 24 maggio avverte invece che la santità “non si può comprare e non si vende”. E’ un dono da accogliere. Un dono e un cammino. “La santità – sottolinea Francesco – è un cammino alla presenza di Dio” e “non può farlo un altro nel mio nome”. “Un cammino – dice ancora – che si deve fare con coraggio, con la speranza e con la disponibilità di ricevere questa grazia”.

Siamo anche noi ciechi e mendicanti come Bartimeo
Un mendicante cieco: l'ultimo della fila, un naufrago della vita, relitto abbandonato al buio nella polvere di una strada di Palestina. Poi improvvisamente tutto si mette in moto: passa Gesù ed è come un piccolo turbine, si riaccende il motore della vita, soffia un vento di futuro. Bartimeo comincia a gridare: Gesù, abbi pietà. È, tra tutte, la preghiera più cristiana ed evangelica, la più umana. Rimasta nelle nostre liturgie, nel suono antico di «Kyrie eleison» o di «Signore, pietà», confinata purtroppo nell'ambito riduttivo dell'atto penitenziale. Non di perdono si tratta. Quando preghiamo così, come ciechi, donne o lebbrosi del Vangelo, dobbiamo liberare in volo tutto lo splendido immaginario che preme sotto questa formula, e che indica grembo di madre, vita generata e partorita di nuovo. La misericordia di Dio comprende tutto ciò che serve alla vita dell'uomo. Bartimeo non domanda pietà per i suoi peccati, ma per i suoi occhi spenti. Invoca il Donatore di vita in abbondanza: mostrati padre, sentiti madre di questo figlio che ha fatto naufragio, ridammi alla luce! La folla fa muro al suo grido: Taci! Disturbi! Terribile pensare che davanti a Dio la sofferenza sia fuori luogo, che il dolore possa disturbare. Ma è così ancora, abbiamo ritualizzato la religione e un grido fuori programma disturba. Ma la vita è un fuori programma continuo: la vita non è un rito. C'è nell'uomo un gemito, di cui abbiamo perso l'alfabeto; un grido, su cui non riusciamo a sintonizzarci. Invece il rabbi ascolta e risponde. E si libera tutta l'energia della vita. Lo notiamo dai gesti, quasi eccessivi: Bartimeo non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. La fede porta con sé un balzo in avanti, porte che si spalancano, sentieri nel sole, un di più illogico e bello. Credere è acquisire bellezza del vivere. Bartimeo guarisce come uomo, prima che come cieco. Guarisce in quella voce che lo accarezza: qualcuno si è accorto di lui, qualcuno lo tocca, anche solo con una voce amica, e lui esce dal suo naufragio umano: l'ultimo comincia a riscoprirsi uno come gli altri. È chiamato con amore e allora la sua vita si riaccende, si rialza in piedi, si precipita, anche senza vedere, verso una voce, orientato da una parola buona che ancora vibra nell'aria. Sentire che qualcuno ci ama rende fortissimi. Anche noi ci orientiamo nella vita come il mendicante cieco di Gerico, forse senza vedere chiaro, ma sull'eco della Parola di Dio, ascoltata nel Vangelo, nella voce intima che indica la via, negli eventi della storia, nel gemito e nel giubilo del creato. E che continua a seminare occhi nuovi e luce nuova sulla terra.

Cammino di formazione per famiglie
Cammino di formazione per famiglie: Calendario incontri-annuncio 2018 - 2019
14 Ottobre 2018 È possibile credere oggi? Quale buona notizia per la società di oggi. Lettura sociologica della realtà. Relatore: Giuseppe Goisis
11 Novembre 2018 La fede nei momenti bui. La crisi, castigo di Dio od opportunità di crescita? Relatore: Silvano Bordignon
2 Dicembre 2018 Le vere parole di Gesù. Il Vangelo si può prendere alla lettera? Relatrice: Lidia Maggi (in attesa di conferma)
20 Gennaio 2019 Il credo fai da te. La fede cristiana con le altre religioni. Relatrice: Fabiola Dall’Agnol
17 Marzo 2019 Lo scandalo dei poveri. “Ero straniero e non mi avete accolto” (Mt.25,43). Relatore: Nicoletta e Antonio Calò
5 Maggio 2019 Il linguaggio delle immagini sacre. La cappella di Rupnik a Chiampo. Relatrice: Rita Barbato
Gli incontri avranno luogo presso il Centro Parrocchiale di Vallà alle ore 15.00 nei giorni in calendario.
LA FAMIGLIA TUA…E QUELLA DEGLI ALTRI.
SCOPRI la famiglia…la tua e quella degli altri.
L’amore sa scoprire sempre nuove attese, nuove speranze.
CONOSCI la famiglia, la tua e quella degli altri,
di quella conoscenza di amore che sa comprendere e donare.
AIUTA la famiglia, la tua e quella degli altri. L’amore vero saprà dirti
cosa fare per aiutare.
DIFENDI la famiglia, la tua e quella degli altri,
il dono dell’unione profonda e vera in Gesù sia la sua difesa e la sua gioia.
SENTI la famiglia, la tua e quella degli altri.
Allora scoprirai un mondo stupendo: io, tu, noi…uniti nel volerci bene.
ACCOGLI la famiglia, la tua e quella degli altri,
con una generosità, dimentica di sé, che non conosca limiti nel donare.
SOSTIENI la famiglia, la tua e quella degli altri.
La vita conosce difficoltà e ansie: diffondi pace e accresci speranza.
GODI della famiglia, della tua e di quella degli altri.
Aiuta a godere dei doni di Dio, perché intorno s’irradi la luce.
AMMIRA la famiglia, la tua e quella degli altri:
perla preziosa nel campo del mondo,
meraviglia della vita che corre nel tempo.
RINGRAZIA della famiglia, della tua e di quella degli altri:
e con te altri si sentiranno FIGLI del Padre che è nei cieli e in Gesù
loderanno il dono che rimane eterno.
È gradita la presenza dei figli.
Per loro verrà organizzato, da simpatici animatori, un momento di:
amicizia- scambio / attività – creatività / allegria – festa

Nella gerarchia di Dio chi ama occupa il posto più alto
Giovanni, il discepolo preferito, il migliore, il fine teologo, si mette di fronte a Gesù e gli chiede, con il fare proprio di un bambino: «Voglio che tu mi dia quello che chiedo. A me e a mio fratello». Eppure Gesù lo ascolta e rilancia con una bellissima domanda: «Cosa vuoi che io faccia per voi?». «Vogliamo i primi posti!» Dopo tre anni di strade, di malati guariti, di uomini e donne sfamati, dopo tre annunci della morte in croce, è come se non avessero ancora capito niente. Ed ecco ancora una volta tutta la pedagogia di Gesù, paziente e luminosa. Invece di arrabbiarsi o di scoraggiarsi, il Maestro riprende ad argomentare, a spiegare il suo sogno di un mondo nuovo. Non sapete quello che chiedete! Non capite quali corde oscure andate a toccare con questa domanda, quale povero cuore, quale povero mondo nasce da queste fame di potere. E la dimostrazione arriva immediatamente: gli altri dieci apostoli hanno sentito e si indignano, si ribellano, unanimi nella gelosia, accomunati dalla stessa competizione per essere i primi. Adesso non solo i due figli di Zebedeo (i boanerghes, i figli del tuono, irruenti e autoritari come indica il loro soprannome), ma tutti e dodici vengono chiamati di nuovo da Gesù, chiamati vicino. E spalanca loro l'alternativa cristiana: tra voi non sia così. I grandi della terra dominano sugli altri, si impongono... Tra voi non così! Credono di governare con la forza... tra voi non è così! Gesù prende le radici del potere e le capovolge al sole e all'aria: Chi vuole diventare grande tra voi sia il servitore di tutti. Servizio, il nome difficile dell'amore grande. Ma che è anche il nome nuovo, il nome segreto della civiltà. Anzi, è il nome di Dio. Come assicura Gesù: Non sono venuto per procurarmi dei servi, ma per essere io il servo. La più sorprendente, la più rivoluzionaria di tutte le autodefinizioni di Gesù. Parole che danno una vertigine: Dio mio servitore! Vanno a pezzi le vecchie idee su Dio e sull'uomo: Dio non è il padrone e signore dell'universo al cui trono inginocchiarsi tremando, ma è Lui che si inginocchia ai piedi di ogni suo figlio, si cinge un asciugamano e lava i piedi, e fascia le ferite. Se Dio è nostro servitore, chi sarà nostro padrone? L'unico modo perché non ci siano più padroni è essere tutti a servizio di tutti. E questo non come riserva di viltà, ma come moltiplicazione di coraggio. Gesù infatti non convoca uomini e donne incompiuti e sbiaditi, ma pienamente fioriti, regali, nobili, fieri, liberi. Belli della bellezza di un Dio con le mani impigliate nel folto della vita, custode che veglia, con combattiva tenerezza, su tutto ciò che fiorisce sotto il suo sole.
Carità e comunità
- Corso di formazione per volontari Caritas La Caritas Tarvisina, nell’ottica della formazione permanente, organizza un corso per i volontari che intendono formarsi per svolgere servizio presso la propria Caritas parrocchiale e di collaborazione, ma è rivolto anche a tutti coloro che desiderano riflettere sulla povertà e sul modo di operare Caritas, in vista di un impegno futuro o per una crescita personale. Appuntamenti: · 22/10 - La relazione di prossimità · 29/10 - La promozione umana · 5/11 - A servizio di una comunità Nel Patronato S. Pio X (parrocchia S. Maria della Pieve) in Borgo Pieve a Castelfranco V.to, dalle 20.30 alle 22.30. Info 0422 1578011, 0422 1578009, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
INCONTRI DI PREGHIERA
Le comunità di San Lorenzo in Poggiana e di San Giovanni Battista in Vallà organizzano un itinerario spirituale di preghiera aperto a tutti per approfondire l’amore di Dio per ognuno di noi. Un’occasione per pregare insieme e per rimettere al centro Gesù Cristo nella nostra vita personale, di famiglia e di comunità. INCONTRO DI PREGHIERA: “Il Signore è buono con chi spera in Lui, con l’anima che lo cerca”.
GIOVEDì 25 OTTOBRE in chiesa parrocchiale a Vallà
GIOVEDì 22 NOVEMBRE in chiesa parrocchiale a Poggiana
GIOVEDì 13 DICEMBRE in chiesa parrocchiale a Vallà. L’incontro si svolgerà dalle ore 20.45 alle ore 21.45.
Per facilitare la partecipazione di tutti si consiglia di non collocare altri impegni parrocchiali durante tutta la settimana. Anche il Consiglio Pastorale parrocchiale previsto per lunedì 22 ottobre viene sospeso per dare spazio alla preghiera.

domenica 28 ottobre CASTAGNATA
Domenica 28/10: ore 10.00 nel giardino della canonica mercatino dell’usato e colazione all’aperto.
Con il mercatino sosterremo un progetto missionario. Nel pomeriggio presso il giardino di Villa Cecconi giochi per ragazzi e bambini e castagnata.
Il ricavato andrà per il centro parrocchiale.
domenica 21 ottobre - giornata missionaria mondiale 2018
Giovani per il Vangelo: è questo il nuovo slogan della Giornata Missionaria Mondiale 2018. Si tratta di una scelta che la Fondazione Missio, in quanto organismo pastorale della Cei, suggerisce alle nostre comunità diocesane, facendo tesoro delle indicazioni fornite dal Comitato esecutivo delle Pontificie Opere Missionarie con l’approvazione del Card. Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Il suddetto Comitato ha infatti proposto che il tema generale della Giornata fosse: “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”, in linea con i contenuti della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si svolgerà a Roma il prossimo Ottobre dal titolo “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Da rilevare che due sono le dimensioni che caratterizzano la lettura e dunque il significato dello slogan “Giovani per il Vangelo”. Anzitutto si evince una valenza fortemente vocazionale, in riferimento alla necessità impellente di giovani disposti a dare la vita per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo e dunque la causa del Regno. Dall’altra vi è il richiamo alla freschezza dell’impegno ad gentes che riguarda le comunità cristiane nel loro complesso, indipendentemente dall’età anagrafica. Per essere missionari/e bisogna sempre e comunque avere un cuore giovane.

