I mercanti nel tempio e quelli nel nostro cuore
L'episodio della cacciata dei mercanti nel tempio si è stampato così prepotentemente nella memoria dei discepoli da essere riportato da tutti i Vangeli. Ciò che sorprende, e commuove, in Gesù è vedere come in lui convivono e si alternano, come in un passo di danza, la tenerezza di una donna innamorata e il coraggio di un eroe (C. Biscontin), con tutta la passione e l'irruenza del mediorientale. Gesù entra nel tempio: ed è come entrare nel centro del tempo e dello spazio. Ciò che ora Gesù farà e dirà nel luogo più sacro di Israele è di capitale importanza: ne va di Dio stesso. Nel tempio trova i venditori di animali: pecore, buoi e mercanti sono cacciati fuori, tutti insieme, eloquenza dei gesti. Invece ai venditori di colombe rivolge la parola: la colomba era l'offerta dei poveri, c'è come un riguardo verso di loro. Gettò a terra il denaro, il dio denaro, l'idolo mammona innalzato su tutto, insediato nel tempio come un re sul trono, l'eterno vitello d'oro. Non fate della casa del Padre mio un mercato... Mi domando qual è la vera casa del padre. Una casa di pietre? «Casa di Dio siamo noi se custodiamo libertà e speranza» (Eb 3,6). La parola di Gesù allora raggiunge noi: non fate mercato della persona! Non comprate e non vendete la vita, nessuna vita, voi che comprate i poveri, i migranti, per un paio di sandali, o un operaio per pochi euro. Se togli libertà, se lasci morire speranze, tu dissacri e profani il più vero tabernacolo di Dio. E ancora: non fate mercato della fede. Tutti abbiamo piazzato ben saldo nell'anima un tavolino di cambiamonete con Dio: io ti do preghiere, sacrifici e offerte, tu in cambio mi assicuri salute e benessere, per me e per i miei. Fede da bottegai, che adoperano con Dio la legge scadente, decadente del baratto, quasi che quello di Dio fosse un amore mercenario. Ma l'amore, se è vero, non si compra, non si mendica, non si finge. Dio ha viscere di madre: una madre non la puoi comprare, non la devi pagare, da lei sei ripartorito ogni giorno di nuovo. Un padre non si deve placare con offerte o sacrifici, ci si nutre di ogni suo gesto e parola come forza di vita. Pochi minuti dopo, i mercanti di colombe avevano già rimesso in fila le loro gabbie, i cambiamonete avevano recuperato dal selciato anche l'ultimo spicciolo. Il denaro era pesato e contato di nuovo, era riciclato a norma di legge. Benedetto da tutti: pellegrini, sacerdoti, mercanti e mendicanti. Il gesto di Gesù sembra non avere conseguenze immediate, ma è profezia in azione. E il profeta ama la parola di Dio più ancora dei suoi risultati. Il profeta è il custode che veglia sulla feritoia per la quale entrano nel cuore speranza e libertà. Chi vuole pagare l'amore va contro la sua stessa natura e lo tratta da prostituta. Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio, quando il fedele vuole gestire Dio: io ti do preghiere e sacrifici, tu mi dai sicurezza e salute. L'amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge. Ma poi, se entrasse nella mia casa, che cosa mi chiederebbe di rovesciare in terra, tra i miei piccoli o grandi idoli? Tutto il superfluo...
Conservare la luce per quando viene il buio
Il monte della luce, collocato a metà del racconto di Marco, è lo spartiacque della ricerca su chi è Gesù. Come in un dittico, la prima parte del suo libretto racconta opere e giorni del Messia, la seconda parte, a partire da qui, disegna il volto altro del "Figlio di Dio": vangelo di Gesù, il Cristo, il figlio di Dio (Mc 1,1). Il racconto è tessuto ad arte con i fili dorati della lingua dell'Esodo, monte, nube, voce, Mosè, splendore, ascolto, cornice di rivelazioni. Nuovo invece è il grido entusiasta di Pietro: che bello qui! Esperienza di bellezza, da cui sgorga gioia senza interessi. Marco sta raccontando un momento di felicità di Gesù (G. Piccolo) che contagia i suoi. A noi che il fariseismo eterno ha reso diffidenti verso la gioia, viene proposto un Gesù che non ha paura della felicità. E i suoi discepoli con lui. Gesù è felice perché la luce è un sintomo, il sintomo che lui, il rabbi di Nazaret, sta camminando bene, verso il volto di Dio; e poi perché si sente amato dal Padre, sente le parole che ogni figlio vorrebbe sentirsi dire; ed è felice perché sta parlando dei suoi sogni con i più grandi sognatori della Bibbia, Mosè ed Elia, il liberatore e il profeta; perché ha vicino tre ragazzi che non capiscono granché, ma che comunque gli vogliono bene, e lo seguono da anni, dappertutto. Anche i tre apostoli guardano, si emozionano, sono storditi, sentono l'urto della felicità e della bellezza sul monte, qualcosa che toglie il fiato: che bello con te, rabbi! Vedono volti imbevuti di luce, occhi di sole, quello che anche noi notiamo in una persona felice: ti brillano gli occhi! Vorrebbero congelare quella esperienza, la più bella mai vissuta: facciamo tre capanne! Fermiamoci qui sul monte, è un momento perfetto, il massimo! C'è un Dio da godere, da esserne felici. Ma è un'illusione breve, la vita non la puoi fermare, la vita è infinita e l'infinito è nella vita, ordinaria, feriale, fragile e sempre incamminata. La felicità non la puoi conservare sotto una campana di vetro o rinchiudere dentro una capanna. Quando ti è data, miracolo intermittente, godila senza timori, è una carezza di Dio, uno scampolo di risurrezione, una tessera di vita realizzata. Godi e ringrazia. E quando la luce svanisce e se ne va, lasciala andare, senza rimpianti, scendi dal monte ma non dimenticarlo, conserva e custodisci la memoria della luce vissuta. Così sarà per i discepoli quando tutto si farà buio, quando il loro Maestro sarà preso, incatenato, deriso, spogliato, torturato, crocifisso. Come loro, anche per noi nei nostri inverni, sarà necessario cercare negli archivi dell'anima le tracce della luce, la memoria del sole per appoggiarvi il cuore e la fede. Dall'oblio discende la notte.
Percorso quaresimale
Gesù tutti ti cercano!
Stili di vita evangelici
Mc. 9,1-9 La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Simbolo: Il ponte La relazione è alla base della nostra vita a tal punto che senza relazioni non possiamo vivere in modo fecondo. Aprire dei ponti verso l’altro significa vincere la distanza dovuta alla differenza di età, sensibilità, di pensiero e trovare così un punto di incontro per un arricchimento reciproco. A volte il ponte serve anche per raggiungere una situazione di difficoltà che ha creato isolamento nella persona. La carità cristiana aiuta a stringere nuove relazioni, nuovi contatti di aiuto. Come buona azione possiamo decidere di aprire un ponte verso una persona che sentiamo molto distante per svariati motivi. Fare il primo passo per incontrare l’altro anche se questo costa molta fatica.
La tentazione ti spinge a scegliere la tua bussola
Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da Satana. La tentazione? Una scelta tra due amori. Vivere è scegliere. La tentazione ti chiede di scegliere la bussola, la stella polare per il tuo cuore. Se non scegli non vivi, non a pieno cuore. Al punto che l'apostolo Giacomo, camminando lungo questo filo sottile ma fortissimo, ci fa sobbalzare: considerate perfetta letizia subire ogni sorta di prove e di tentazioni. Quasi a dirci che essere tentati forse è perfino bello, che di certo è assolutamente vitale, per la verità e la libertà della persona. L'arcobaleno, lanciato sull'arca di Noè tra cielo e terra, dopo quaranta giorni di navigazione nel diluvio, prende nuove radici nel deserto, nei quaranta giorni di Gesù. Ne intravvedo i colori nelle parole: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Affiora la nostalgia del giardino dell'Eden, l'eco della grande alleanza dopo il diluvio. Gesù ricostruisce l'armonia perduta e anche l'infinito si allinea. E nulla che faccia più paura. Ma quelle bestie che Gesù incontra, sono anche il simbolo delle nostre parti oscure, gli spazi d'ombra che ci abitano, ciò che non mi permette di essere completamente libero o felice, che mi rallenta, che mi spaventa: le nostre bestie selvatiche che un giorno ci hanno graffiato, sbranato, artigliato. Gesù stava con... Impariamo con lui a stare lì, a guardarle in faccia, a nominarle. Non le devi né ignorare né temere, non le devi neppure uccidere, ma dar loro un nome, che è come conoscerle, e poi dare loro una direzione: sono la tua parte di caos, ma chi te le fa incontrare è lo Spirito Santo. Anche a te, come a Israele, Dio parla nel tempo della prova, nel deserto, lo fa attraverso la tua debolezza, che diventa il tuo punto di forza. Forse non guarirai del tutto i tuoi problemi, ma la maturità dell'uomo consiste nell'avviare un percorso, con pazienza (tu maturi non quando risolvi tutto, ma quando hai pazienza e armonia con tutto). Allora ti accorgi che Dio parla a te nella fragilità e che lo Spirito è colui che ti permette di re-innamorarti della realtà tutta intera, a partire dai tuoi deserti. Dopo che Giovanni fu arrestato Gesù andò nella Galilea proclamando il vangelo di Dio. E diceva: il Regno di Dio è vicino. Gesù proclama il "vangelo di Dio". Dio come una "bella notizia". Non era ovvio per niente. Non tutta la Bibbia è vangelo; non tutta è bella, gioiosa notizia; alle volte è minaccia e giudizio, spesso è precetto e ingiunzione. Ma la caratteristica originale del rabbi di Nazaret è annunciare vangelo, una parola che conforta la vita, una notizia gioiosa: Dio si è fatto vicino, è un alleato amabile, è un abbraccio, un arcobaleno, un bacio su ogni creatura.
Percorso quaresimale
Gesù tutti ti cercano! Stili di vita evangelici
Per la Quaresima di quest’anno abbiamo pensato di offrire alcuni simboli che ci aiutino ad interiorizzare ed attualizzare il Vangelo di Gesù Cristo. Entrando in Chiesa troviamo un grande disegno che rappresenta un obiettivo fotografico dentro ad un quadrante con i punti cardinali. Una sorta di bussola che ci offre l’orientamento giusto verso quell’obbiettivo che è Cristo Signore del cielo e della terra. Infatti nel cerchio centrale troviamo il Cristo “Pantocratore” ovvero colui che domina su tutto, colui che governa la nostra vita e il nostro tempo. A lui dobbiamo tendere per realizzare la nostra vita. Con lui siamo chiamati a condividere la nostra esperienza di vita. Per ogni settimana di Quaresima ci è chiesto di fare una buona azione secondo uno stile di vita evangelico, che di volta in volta sarà suggerito, e di scriverlo su di un foglio, lasciandolo nel tesoro della buona azione. Quanto raccolto diventerà motivo di ringraziamento dopo la comunione durante la Messa della domenica successiva.
1 a domenica di Quaresima: Mc.1,12-15 Gesù tentato nel deserto. Simbolo: L’orologio.
Il tempo della nostra vita è la grande opportunità che Dio ci offre per rispondere liberamente e responsabilmente al suo amore. Possiamo decidere di sfruttare al meglio il nostro tempo o addirittura di perderlo in esperienze frivole. Anche la Quaresima è un tempo speciale, durante il quale riconoscere la nostra povertà e orientarci verso la pienezza della vita. Come buona azione possiamo decidere di dedicare del tempo ad una persona o ad un servizio.
QUARESIMALE 2021
Ascolto della Parola alla luce dell’Arte
21/2 Lettura di Mc. 11,1-12,44 e commento dell’entrata di Gesù a Gerusalemme. Ore 15.00 a Poggiana
28/2 Lettura di Mc. 13,1-36 e commento sul “Vegliate” Ore 15.00 a Vallà
7/3 Lettura di Mc. 14,1-31 e commento su L’unzione di Betania in riferimento all’istituzione dell’eucaristia Ore 15.00 a Poggiana
13/3 La Chiesa di Cristo nasce nelle case degli uomini. Interviene don Sandro Dussin Ore 15.00 a Vallà
21/3 Lettura di Mc. 14,32-15,47 e commento della Passione di Gesù Ore 15.00 a Poggiana
28/3 Lettura di Mc. 16,1-20 e commento della Risurrezione Ore 15.00 a Vallà
VIA CRUCIS
Ogni venerdì alle ore 15.00 a Vallà e alle ore 16.15 a Poggiana.
Quest’anno, in tempo di Pandemia, vivremo la Passione di Cristo celebrata tra le case con una Via Crucis in un quartiere della parrocchia. Siamo tutti invitati alla partecipazione.
Venerdì 12/3 alle ore 20.30 Via Crucis presso parco in via Quartiere Corazza a Vallà
Venerdì 26/3 alle ore 20.30 Via Crucis presso parco in via Col Moschin a Poggiana
CONFESSIONI
In Quaresima cerchiamo di dare spazio al sacramento della riconciliazione per essere rinnovati nello Spirito e aderire meglio al Vangelo di Gesù. Il Parroco è disponibile per le confessioni ogni sabato in canonica a Poggiana dalle 9.00 alle 12.00 e a Vallà dalle 15.00 alle 18.00. Negli altri giorni della settimana previo appuntamento telefonico.
OPERE QUARESIMALI
Ricordo che in Quaresima oltre alla preghiera la Chiesa ci invita al digiuno in modo particolare al venerdì e alle opere di carità. In chiesa troviamo la cesta della carità e la cassetta delle offerte secondo il progetto “Un pane per amor di Dio”. Il ricavato delle offerte andranno alle missioni della diocesi di Treviso. La Caritas inter-parrocchiale ci propone la seguente suddivisione: 1 a domenica: prodotti per colazione (marmellata, caffè, biscotti …)
2 a domenica: latte a lunga conservazione
3 a domenica: olio, passata di pomodoro
4 a domenica: tonno e scatolame vario
5 a domenica: riso, farina e zucchero
6 a domenica: detersivi e cancelleria per scuola
Dio vuole guarire tutti. Non rifiuta mai nessuno
Entra in scena un lebbroso, un disperato che ha perso tutto: casa, lavoro, amici, abbracci, dignità e perfino Dio. Quell'uomo che si sta decomponendo da vivo, per la società è un peccatore, rifiutato da Dio e castigato con la lebbra. Viene e si avvicina a Gesù, e non deve, non può, la legge gli impone la segregazione assoluta. Ma Gesù non scappa, non si scansa, non lo manda via, sta in piedi davanti a lui e ascolta. Il lebbroso avrebbe dovuto gridare da lontano, a chi incontrava: “immondo, contagioso”; invece da vicino, a tu per tu, sussurra: se vuoi puoi rendermi puro! «Se vuoi». Il lebbroso naufrago si aggrappa a un “se”, è il suo “gancio in mezzo al cielo”, terra ferma dopo la palude. E mi pare di vedere Gesù vacillare davanti alla richiesta sommessa di questa creatura alla deriva. Vacillare, come chi ha ricevuto un colpo allo stomaco, un'unghiata sul cuore: «fu preso alle viscere da compassione». «Se vuoi»... grande domanda: dimmi il cuore di Dio! Cosa vuole veramente per me? Vuole la lebbra? Che io sia l'immondizia del paese? È lui che manda il cancro?. Gesù vede, si ferma, si commuove e tocca. Da troppo tempo nessuno osava toccarlo, la sua carne moriva di solitudine. Gesù stende la mano e tocca l'intoccabile, contro ogni legge e ogni prudenza, lo tocca mentre è ancora contagioso; ed è così che inizia a guarirlo, con una carezza che arriva prima della voce, con dita più eloquenti delle parole. Toccare, esperienza di comunione, di corpo a corpo, azione sempre reciproca (si tocca e si è toccati, inscindibilmente!), un comunicare la propria vicinanza, uno sfiorarsi, un brivido, un vibrare di Dio con me, di me con lui. Poi, la risposta bellissima, la pietra d'angolo su cui poggia la nuova immagine di Dio: «voglio!» Un verbo totale, assoluto. Dio vuole, è coinvolto, gli importa, gli sta a cuore, patisce con me, urge in lui una passione per me, un patimento e un appassionarsi. La seconda parola illumina la volontà di Dio: «sii purificato». Dio è intenzione di bene. Nessuno è rifiutato. Secondo la legge il lebbroso era escluso dal tempio, non poteva avvicinarsi a Dio finché non era puro. Invece quel giorno ecco il capovolgimento: avvicinati a Dio e sarai purificato. Accoglilo e sarai guarito. E lo mandò via, con tono severo, ordinandogli di non dire niente. Ma il guarito non obbedisce: e si mise a proclamare il messaggio. L'escluso diventa fonte di stupore. Porta in giro la sua felicità, la sua esperienza felice di Dio. Chissà da quanti villaggi era dovuto scappare, e adesso è proprio nei villaggi che entra, cerca le persone da cui prima doveva fuggire, per dire che è cambiato tutto, perché è cambiata, con Gesù, l'immagine di Dio.
SITUAZIONE NEL CAMPO DI LIPA IN BOSNIA ERZEGOVINA
Per rispondere all’emergenza umanitaria che si è venuta a creare nei confronti dei migranti in Bosnia e Erzegovina, in particolare nel campo di Lipa (zona di Bihac – diocesi di Banja Luka), Caritas Italiana ha lanciato una campagna di raccolta fondi che sta consentendo di acquistare in loco le cose che, di volta in volta, servono alle 900 persone ancora bloccate a Lipa. Alla campagna stanno partecipando decine di Caritas diocesane italiane interessate, parrocchie, singoli cittadini, tra cui anche la Caritas Tarvisina.
I team di Caritas Italiana e di Ipsia-Acli vanno regolarmente a Lipa per monitorare la situazione e per distribuire il necessario. La situazione a Lipa continua ad essere molto critica. Anche se in modo fugace, al momento è stato risolto il problema del dormire: nei giorni scorsi l’esercito ha montato le tende militari riscaldate con dei cannoncini di aria calda, per cui almeno la gente di notte non congela. Ma per il resto è un caos totale: nei giorni scorsi la neve si è sciolta e ha cominciato a piovere andando a creare fango in tutto il campo con pozzanghere enormi, si faceva fatica a camminare in alcune zone (tra l’altro ha ripreso a nevicare). I bagni chimici che sono stati messi non sono utilizzabili e sono già in condizioni pessime. Continuano a mancare gli allacci idrici ed elettrici – non c’è dunque acqua corrente, docce, l’elettricità è solo fornita da qualche generatore. Gli ospiti del campo non hanno neanche un posto dove mangiare, quando la Croce Rossa distribuisce il cibo possono solo mangiare in piedi o dentro le tende, non c’è una sedia e un tavolo per mangiare tranquilli. L’illuminazione è molto carente, dalle 16.30 fino al mattino successivo restano al buio in mezzo alla montagna. La strada per arrivare a Lipa è poco più che un sentiero sterrato e a tratti paludoso che ghiaccia di notte, per cui è anche difficile arrivare su con i mezzi. Finora il team di Caritas e Ipsia-Acli ha acquistato e distribuito a Lipa vari camion di legna che serve ai migranti per scaldarsi, giacche a vento e abiti invernali, scarpe, cibo, acqua… insomma, si cerca di rispondere ai bisogni che giorno per giorno si presentano.
DUE GESTI CONCRETI DI SOLIDARIETA’ Come parrocchia desideriamo dare il nostro contributo. Quanti desiderano unirsi a questo gesto di solidarietà può servirsi della cesta della carità nella quale raccogliamo generi alimentari a lunga conservazione e prodotti per l’igiene e della cassetta al centro della chiesa nella quale raccogliamo offerte che invieremo attraverso la Caritas di Treviso.
Un “oltre” cui affidare la nostra speranza
All'inizio della vita pubblica Gesù attraversa i luoghi dove più forte pulsa la vita: il lavoro (barche, reti, lago), la preghiera e le assemblee (la sinagoga), il luogo dei sentimenti e dell'affettività (la casa di Simone). Gesù, liberato un uomo dal suo spirito malato, esce dalla sinagoga e “subito”, come incalzato da qualcosa, entra in casa di Simone e Andrea, dove “subito” (bella di nuovo l'urgenza, la pressione degli affetti) gli parlano della suocera con la febbre. Ospite inatteso, in una casa dove la responsabile dei servizi è malata, e l'ambiente non è pronto, non è stato preparato al meglio, probabilmente è in disordine. Grande maestro, Gesù, che non si preoccupa del disordine, di quanto di impreparato c'è in noi, di quel tanto di sporco, dell'aria un po' chiusa delle nostre vite. E anche lei, donna ormai anziana, non si vergogna di farsi vedere da un estraneo, malata e febbricitante: lui è venuto proprio per i malati. Gesù la prende per mano, la rialza, la “risuscita” e quella casa dalla vita bloccata si rianima, e la donna, senza riservarsi un tempo, “subito”, senza dire «ho bisogno di un attimo, devo sistemarmi, riprendermi» (A. Guida) si mette a servire, con il verbo degli angeli nel deserto. Noi siamo abituati a pensare la nostra vita spirituale come a un qualcosa che si svolge nel salotto buono, e noi ben vestiti e ordinati davanti a Dio. Crediamo che la realtà della vita nelle altre stanze, quella banale, quotidiana, accidentata, non sia adatta per Dio. E ci sbagliamo: Dio è innamorato di normalità. Cerca la nostra vita imperfetta per diventarvi lievito e sale e mano che solleva. Questo racconto di un miracolo dimesso, non vistoso, senza commenti da parte di Gesù, ci ispira a credere che il limite umano è lo spazio di Dio, il luogo dove atterra la sua potenza. Il seguito è energia: la casa si apre, anzi si espande, diventa grande al punto di poter accogliere, a sera, davanti alla soglia, tutti i malati di Cafarnao. La città intera è riunita sulla soglia tra la casa e la strada, tra la casa e la piazza. Gesù, polline di gesti e di parole, che ama porte aperte e tetti spalancati per dove entrano occhi e stelle, che ama il rischio del dolore, dell'amore, del vivere, lì guarisce. Quando era ancora buio, uscì in segreto e pregava. Simone lo rincorre, lo cerca, lo trova: «cosa fai qui? Sfruttiamo il successo, Cafarnao è ai tuoi piedi». E Gesù comincia a destrutturare le attese di Pietro, le nostre illusioni: andiamo altrove! Un altrove che non sappiamo; soltanto so di non essere arrivato, di non potermi accomodare; un “oltre” che ogni giorno un po' mi seduce e un po' mi impaurisce, ma al quale torno ad affidare ogni giorno la speranza.
Presentazione di Gesù al Tempio o “Candelora”
Cade il 2 febbraio, esattamente 40 giorni dopo il Natale. È la festa liturgica della Presentazione al Tempio di Gesù, raccontata dal vangelo di Luca (2,22-40), e popolarmente detta “candelora” perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce del mondo come viene chiamato il Bambino Gesù dal vecchio profeta Simeone: «I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». La stessa frase, peraltro, è ripetuta nella preghiera di compieta che chiude la giornata. La festa delle luci ebbe origine in Oriente con il nome di “Ipapante”, cioé “Incontro”. Nel secolo VI si estese anche all'Occidente: da Roma, dove aveva carattere più penitenziale, alla Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele che ha dato il nome alla festa: “candelora”, appunto. Questa festa chiude le celebrazioni natalizie e con la profezia di Simeone alla Vergine Maria («anche a te una spada trafiggerà l'anima») apre il cammino verso la Pasqua.
Sì, davvero il Signore è venuto a “rovinarci”
La gente si stupiva del suo insegnamento, come quando nel deserto del sempre uguale ci si imbatte nell’inaudito. Si stupiva, e l’ascolto si faceva disarmato. E il motivo: perché insegnava con autorità. Gesù è autorevole perché credibile, in lui messaggio e messaggero coincidono: dice ciò che è, ed è ciò che dice. Non recita un ruolo. Autorevole, alla lettera significa “che fa crescere”. Lui è accrescimento di vita, respiro grande, libero orizzonte. Non insegnava come gli scribi...Gli scribi sono intelligenti, hanno studiato, conoscono bene le Scritture, ma le ascoltano solo con la testa, in una lettura che non muove il cuore, non lo accende, non diventa pane e gesto. Molte volte anche noi siamo come degli scribi con noi stessi, ci basta accostare il Vangelo con la ragione, ci pare anche di averlo capito, spesso ci piace, ma l’esistenza non cambia. La fede non è sapere delle cose, ma farle diventare sangue e vita. Gesù insegnava come chi ha autorità. Il mondo ha un disperato bisogno di maestri autorevoli. Ma noi chi ascoltiamo? Scegliamoli con cura i nostri maestri e con umiltà, camminando al passo di chi è andato più avanti. Da chi imparare? Da chi ci aiuta a crescere in sapienza e grazia, cioè nella capacità di stupore infinito. Dobbiamo scegliere chi dona ali. I maestri veri non sono quelli che metteranno ulteriori lacci alla mia vita o nuovi pa-letti, ma quelli che mi daranno ulteriori ali, che mi permetteranno di trasformarle, le pettineranno, le allungheranno, le faranno forti. Mi daranno la capacità di volare (A. Potente). Nella sinagoga di Cafarnao ha luogo poi il primo miracolo. Un indemoniato sta pregando nella comunità, è un habituè del sabato. Ne aveva ascoltate di prediche... Si può passare tutta una vita andando ogni sabato in sinagoga, ogni domenica in chiesa, pregare e ascoltare la Parola, eppure mantenere dentro uno spirito malato, un’anima lontana che non si lascia raggiungere. Si può vivere tutta una vita come cristiani della domenica senza farsi mai toccare dalla Parola di Dio (G. Piccolo), senza che entri davvero a fare nuova la vita. Belle e coinvolgenti le due domande che seguono: Che c’entri con noi, Gesù, con la nostra vita quotidiana? Tu sei nel rito della domenica, stai in chiesa, o nell’alto dei cieli; ma cosa c’entri tu con la nostra vita di tutti i giorni? Vuoi sapere se credi? Se questo ti cambia la vita. Sei venuto a rovinarci? La risposta è “sì!”: è venuto a rovinare le spade che diventano falci; è la rovina delle lance che diventano aratri, delle dure conchiglie che imprigionava la perla. «Mia dolce rovina » (D. M. Turoldo), che rovini maschere e paure, e tutto ciò che rovina l’umano.
PREGHIERA A SANT’ANTONIO ABATE
Glorio S. Antonio, esempio luminoso di penitenza e di fortezza cristiana, ardente di zelo per la salvezza delle anime e di carità per il bene del prossimo, Voi che otteneste da Dio la speciale virtù di liberare l'aria, la terra, il fuoco e gli animali da ogni morbo e da ogni malefica influenza, fate che con una santa vita imitiamo le vostre eroiche virtù e che anche quaggiù in terra sperimentiamo il vostro valevole patrocinio, ricevendo copiosissime le vostre benedizioni su tutto ciò che serve per la nostra alimentazione e pei nostri lavori, sui corpi e sulle anime nostre. Così sia..
Chi lo segue sa che Dio dona tutto, riempie le reti
«Passando lungo il mare di Galilea» (il paesaggio d'acque del lago è l'ambiente naturale preferito da Gesù) «vide Simone e Andrea che gettavano le reti in mare». Pescatori che svolgono la loro attività quotidiana, ed è lì che il Maestro li incontra. Dio si incarna nella vita, al tempio preferisce il tempo, allo straordinario il piccolo. Come in tutta la Bibbia: Mosè e Davide sono incontrati mentre seguono le loro greggi al pascolo; Saul sta cercando le asine del padre; Eliseo ara la terra con sei paia di buoi, Levi è seduto allo sportello delle imposte... Nulla vi è di profano nell'amorosa fatica. E Gesù, il figlio del falegname, che si è sporcato le mani con suo padre, che sa riconoscere ogni albero dalle venature e dal profumo del legno, che si è fatto maturo e forte nella fatica quotidiana, lì ha incontrato l'esodo di Dio in cerca delle sue creature: «Dio si trova in qualche modo sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero» (Teilhard de Chardin). Venite dietro a me vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Neanche le recuperano, le mollano in acqua, e vanno, come Eliseo che brucia l'aratro nei solchi del campo... «in tutta la Bibbia le azioni dicono il cuore» (A. Guida). Gesù passa e mette in moto le vite. Dove sta la sua forza? Che cosa mancava ai quattro per convincerli a mollare tutto per un mestiere improbabile come pescare uomini? Partire dietro a quel giovane rabbi, senza neppure sapere dove li avrebbe condotti? Avevano il lavoro, una casa, una famiglia, la salute, la fede, tutto il necessario, eppure sentivano il morso di un'assenza: cos'è la vita? pescare, mangiare, dormire? E poi di nuovo pescare, mangiare, dormire. Tutto qua? Sapevano a memoria le rotte del lago. Gesù offre loro la rotta del mondo. Invece del piccolo cabotaggio dietro ai pesci, offre un'avventura dentro il cuore di Dio e dei figli. Mancava un sogno, e Gesù, guaritore dei sogni, regala il sogno di cieli nuovi e terra nuova. Gesù non spiega, loro non chiedono: e lasciati padre, barca, reti, compagni di lavoro andarono dietro a lui. Chi ha seguito il Nazareno, ha sperimentato che Dio riempie le reti, riempie la vita, moltiplica coraggio e fecondità. Che non ruba niente e dona tutto. Che «rinunciare per lui è uguale a fiorire» (M. Marcolini). Due coppie di fratelli silenziosi sono il primo nucleo della fraternità universale, il progetto di Gesù, che parlerà di Dio con il linguaggio di casa (abbà), che vorrà estendere a livello di umanità intera le relazioni familiari, che ha sperimentato così belle e generatrici: tutti figli, “fratelli tutti”.
DOMENICA DELLA PAROLA 24 GENNAIO
Con il Motu Proprio Aperuit illis (30 settembre 2019), papa Francesco ha stabilito che la III Domenica del Tempo Ordinario sia LA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO. Scrive il Papa: «Dedicare in modo particolare una domenica dell’Anno liturgico alla Parola di Dio consente, anzitutto, di far rivivere alla Chiesa il gesto del Risorto che apre anche per noi il tesoro della sua Parola perché possiamo essere nel mondo annunciatori di questa inesauribile ricchezza». E aggiunge: «Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti». Il nostro vescovo Michele, poi, nella Lettera pastorale “Saldi nella fede” invita a dare il primo posto all’ascolto della Parola di Dio. Egli scrive: «In ogni attività ascoltiamo e diamo risposta all’appello che in essa il Signore Risorto e vivo ci rivolge, facendo risuonare la Parola di Dio, in particolare quella che in ogni dato momento ci viene donata dalla liturgia domenicale e delle feste. (…) Sarà questa una scuola per conoscere meglio il Signore Gesù Cristo e assieme a Lui per conoscere meglio noi stessi e il tempo che viviamo».
Domenica 24 gennaio alle ore 15.00 presso la chiesa di Vallà siamo tutti invitati ad un momento di ascolto della Parola e di preghiera. Verrà letto il Vangelo di Marco intervallato da dei canti. A questo incontro sono invitate le comunità di Vallà e di Poggiana.